La villa dei Papiri ad Ercolano, MR Wojcik

Tags: villa dei papiri, Alcubierre, complesso, Soprintendenza Archeologica, Ricco Gioacchino Alcubierre, personaggio storico, Pianta Weber, Cfr, Museo di Napoli, Museo Nazionale di Napoli, Weber, relazioni, La Villa, Francesco La Vega, Carlo Franciosi, Corcoles, Filodemo di Gadara
Content: MINISTERO PER I BENI CULTURALI ED AMBIENTALI SOPRINTENDEIZA ARCHEOLOGICA DI POMPEI «L'ERMA» di 3R SC D
MINISTERO PER ' BENI CULTURALI ED AMBIENTALI Soprintendenza Archeologica D' POMPEI MONOGRAFIE MARIA RITA WOJCIK LA VILLA DEI PAPIRI AD ERCOLANO Contributo alla ricostruzione dell'ideologia della nobilitas tardorepubblicana «L'ERMA» di BRETSCHNEIDER
PRESENTAZIONE La Villa dei Papiri ha rappresentato -- e tuttora rappresenta -- uno dei miraggi cari allo spirito degli studiosi dell'antichit: quello di un luogo in cui le distruzioni dovute o al tempo o al tragico destino che si abbatt sulle cittа vesuviane diciannove secoli fa non abbiano impedito di ritrovare, insieme con un'eccezionale testimonianza della vita quotidiana e della socie del tempo, anche un deposito di testi che faccia recuperare il possibile della tanta parte perduta di letteratura, filosofia, scienza, cultura etc. dell'antichiti. Poi gli studiosi sono incontentabili. E bisogna dire che la loro incontentabiliti del tutto ragionevole. Nella Villa dei Papiri il tesoro di testi che si sperava non stato rinvenuto. E stata rinvenuta soltanto una serie di testi reputati secondari, oltre che imputati di appartenere ad autori resscch sconosciuti. Gli studiosi non hanno nascosto la loro delusione. Ma sono stati, in effetti, i primi a dimostrare che delusione non poteva e non voleva dire rinuncia allo studio di ci che si era ritrovato. Che non 6 affatto poco. Per quanto casuale e secondaria la si voglia considerare, si tratta pur sempre di una raccolta di testi signficativi. Significativi in s, per le cose di cui trattano e per le idee di cui parlano. Significativi, soprattutto, se rapportati al contesto edilizio e residenziale in cui sono stati ritrovati, alle sue articolazioni e ai suoi elementi figurativi. Ne potuta venir fuori una serie di studi su temi tra i difficili della storiografia civile. Si pensi alla ricostruzione offe rta dall'autrice di questo volume della ideologia della nobi/itas nell'eri tardo-repubblicana: qualsiasi studioso di storia moderna che affrontasse temi di questo genere per il secolo XVI o il XVII in Italia o in Spagna o in Francia si sentirebbe alle prese con un impegno di studio di grandissima e ardua rilevanza. Ed anche erci simbolico e positivo che sia un volume dedicato ad un tema siffatto ad accompagnare l'avvio della Serie delle Monografie, che la Soprintendenza Archeologica di Pompei si proposta di realizzare. Due secoli e non sono valsi ad attutire nel mondo scientifico e nella cultura (ma anche nell'opinione corrente e pii generalmente diffusa) del mondo contemporaneo l'emozione profonda prodotta dalle scoperte vesuviane. Sembra ora che mezzi rinnovati e tecniche pii avanzate consentano di riprendere uno scavo come quello della Villa dei Papiri, con le sue opere d'arte -- grazie alle sue opere d'arte per cui si potuto scrivere un intero capitolo di storia dell'arte antica --, e con i suoi sempre pii apprezzati papiri. Poche volte un dato topografico strettamente locale stato susce ttibile di assumere tanta significazione universale storico -culturale: una villa diventata riferimento di studi archeologici e storici, letterari e artistici, politici e filosofici che interessano l'intera civilti antica, ossia la civilti che il fondamento indiscorioscibile della nostra civilti europea moderna. La Pubblica Amministrazione italiana non ha da rename un vanto trionfalistico.
Questo libro esce senza la consueta prefazione, offerta da autorevoli studiosi, per scelta dell'Autrice e non per mancanza di positivi consensi al testo. Nell'epoca delle sponsorizzazioni una tale scelta rappresenta un gesto raro che ha in sй il rischio di presentare l'Autrice con la sola liditа del proprio ragionamento scientifico. oich non frequente trovare tali comportamenti in occasione della pubbliczione di un'opera prima, abbiamo voluto sottolineare l'episodio per quanto di provocazione esso -- come del resto il lavoro -- offre alla riflessione di noi tutti. L'approccio all'argomento risale ai tempi degli studi universitari quando, durante il seminario su «Originali e Copie», il Prof. Enrico Paribeni affid all'Autrice lo studio della collezione ercolanese. Nel 1979 il lavoro ha vinto la borsa di studio «Salvatore de Martino», offerta dall'Associazione Amici dei Musei di Napoli. Nel 1981 il dattiloscritto, ampliato ed approfondito nelle tematiche affrontate, ha vinto il premio «L'ERMA di BRETSCHIElDER», II edizione. Annunciato prima come facente parte della collana Studia Archaeologica stato poi inserito per scelta della Casa Editrice nella nuova prestigiosa collana «Monografie» della Soprintendenza Archeologica di Pompei, che per la prima volta intende lodevolmente mettere in stampa tutto quell'enorme q anti di materiale arckeo!ogico e storico a disposizione. Ringrazim vivamente il Prof. Baldassare Conticello della oportu concessaci di inserire questo lavoro come primo volume monografico per l'attinenza con le tematiche affrontate dalla collana stessa. L' nrrt
INTRODUZIONE Dopo 19 secoli dal seppellimento provocato dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. , non forse inutile riprendere la riflessione su una delle zone che ancora giacciono sotto numerosi metri di fango e di lava, in un mometo in cui si rinnova l'interesse per tutto ci che riguarda la «villa dei papiri» 2 , ed in cui si torna a parlare nuovamente dello studio di un programma adeguato e della ricerca dei fondi necessari per riprendere lo scavo che completi quelli, fortunati e ricchi di reperti, ma purtroppo per molti versi limitati, iniziati in etа borbonica 3 . L'interesse scientifico che rinnova periodicamente l'attenzione sulla villa -- come noto «scoperta» attraverso un sistema di pozzi e gallerie che ne lasciarono gran parte delle strutture ancora sconosciute e l'intero complesso sepolto, ed oggi persino di incerta localizzazione " -- non lm?), credo, esaurirsi nell'applicazione delle iщ moderne conoscenze miranti a risolvere i problemi di identificazione di ritratti discussi o di parziali «programmi» decorativi. In relt la «villa dei papiri» deve essere studiata ancora nella sua interezza, in altre parole con l'analisi di tutta la documentazione come serie unitaria di problemi concatenati la cui soluzione essere offerta solo da una risposta globale, pure composta di soluzioni e definizioni parziali. Sul meccanismo dei seppellimento cfr. m, Il seppellimento di Ercolano, 1940, pp. 1-55; MmIGLIANo, L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., 1940, p. 1 Ss.; CASTALDI, L'eruzione dei 79, 1942, pp. 133-149; 1943, pp. 1-33; IPPoLITo, 11 seppeilimento di Pompei e di Ercolano, 1950, pp. 387-395. Ne riprova oltre alla rirgani77 ine promossa da . Gigante della «Officina dei papiri», alla nascita della rivista Crin. Ere., ed alla pubblicazione del catalogo dei papiri ercolanesi -- anche la ristampa anastatica del lavoro del Comparetti e del De Petra (CDP), ad opera dEl Centro Internazionale per lo studio dei Papiri Ercolanesi, nel 1972. Spesso si progettata la ripresa degli scavi di Ercolano (cfr. WAI.DSTEIN - SHOOBRIDGE, Herculaneum, 1908, p. 147 SS.; DELLA VALLE, Filodemo, 1936, p. 313 SS.; im, Scavi di Ercolano, 1958, (passim); MAJURI, I nuovi scavi, I, 1958, p. 7 ss.), ma non stata mai attuata una ripresa degli scavi concernenti la «villa dei papiri»; sul clima storico-culturale degli scavi borbonici cfr. ZEIt, Scavi di Ercolano, 1980, p. 58 ss.; GIGANTE, Carlo di Borbone, 1981, p. 7 ss. Cfr. KNIGHT-JORIO, Ubicazione della Villa dei Papiri, 1980, p. 51 ss. 5.
Una ripresa degli scavi non dovrebbe mirare a trovare solo altre tessere del complesso, ma verificare, per loro tramite, la esattezza di una eventuale logica interna dell'arredo, armonizzante le single parti al tutto. Ma, dal momento che la condizione della politica dei beni culturali non lascia sperare nella rapida acquisizione di elementi nuovi, l'esegesi globale del complesso, con i dati attualmente conosciuti, appare urgente e doveroso contributo all'approfondimento della conoscenza e della mentait della classe dirigente romana tardorepubblicana e primo-imperiale. tal fine la riflessione deve concentrarsi sull'arredo, ed in particolare sulla ritrattistica, non dando la struttura architettonica della villa, per la mancanza di dati sufficienti, motivo di nuova discussione che ndr rinviata appunto ad una eventuale ripresa degli scavi 5 . Dalla decorazione scultorea invece siamo sollecitati ad una analisi pifi serrata che condurci lontano. Non si tratta solo di tentare, rispetto ai singoli reperti, una i rigorosa interpretazione dei personaggi raffigurati: al riguardo lA Letteratura esistente ampia e piuttosto approfondita. credo che -- allo stato attuale delle conoscenze -- lo studio isolato delle opere, originali e repliche, consenta di muovere oltre a contestazioni, spesso marginali, delle tesi affermate. Impegno in parte sterile quindi, dal punto di vista scientifico. Del resto la verifica dei singoli pezzi con dati gi conosciuti o rielaborati, o con i riferimenti a notizie di scavo di recente ritrovate, sarebbe sempre possibile nel corso del lavoro. Tuttavia, come giа anticipato, sono convinta che molti degli interrogativi inerenti le singole opere possono trovare soluzione, almeno parziale, a posteriori, cioY dalla definizione del quadro di riferimento complessivo della decorazione scultorea, dalla eventuale logica interna che ha animato la loro collocazione nella villa. Si tratta certo di ricollocare ogni elemento della ricca e complessa decorazione scultorea nel suo contesto originale, di ricercare il significato e la destinazione dei vari ambienti, di ricostruire quindi l'aspetto intellettuale ed il mondo culturale che li ha generati, ma si tratta soprattutto -- proprio tramite il «programma» decorativo -- di ricostruire il quadro della «cultura» della nobilitas romana tardorepubblicana. Certamente se l'obiettivo che mi propongo sari conseguito, l'interesse per essi non stall tanti nell'avere arminizzati in se- 5) La mancanza quasi totale di dati architettonici e di arredo impoverisce senz'altro lo stesso studio dell'insieme decorativo, visti i legami precisi e diretti che tra questi fattori sembrano intercorrere, cfr. L, 'Villae' rYpublicaines, Roma, 1981, pp. 151-172.
quenza logica i reperti, quanto nella riproposta di un «Bildprogramm» che, con la sua implicazione di rottura nella « lntи de revenir des mdles anciens, ou l'inverse, de servir un noveau gout ou d'utiliser de niveaux langages» 6 , ci ermetter di «fou.lizzre» l'immagine dei personaggio storico che ha «costruito» questa specie di galleria, del contesti culturale in cui viveva, ed anche dell'influenza che i fenomeni storico-politici hanno avuto sulla formazione e sulLa Storia dei complesso in esame. Si tratta di una villa «particolare» rispetto a quelle rinvenute ad Ercolano ed a Pompei. Almeno all'origine, questa fu abitazione forse di un non residente, ma non villa extraurbana collegata o meno alla sorveglianza di possedimenti agricoli. Semmai la villa venne progressivamente ad assumere questa caratteristica nell'ultima fase di vita, lа dove fu colta dall'eruzione vulcanica. Potrebbero attestare ci?) alcuni ritrovamenti collocati nel contesto architettonico in modi singolare ed illogico, e tale da far pensare ad un momentanei accantonamento per lavori di adattamento in corso e l'uso ad hortus della zona limitata dal muro che conduce al «belvedere» 7 . Per il tipo di statuaria esistente, per la vasta biblioteca che vi si и in gran parte ritrovata, per i riferimenti da essa deducibili che hanno fatto pensare ad un ipotetico lungo soggiorno di Filodemo di Gadara, la villa stata generalmente considerata sede di un cenacolo di studiosi epicurei, la sede di una «scuola» 8, gentilmente ospitata dal ricco patrizio Calpurnio Pisone. Tale attribuzione di proprietU si basa, dal Comparetti in poi, su dati alquanto limitati che non reggono ad una critica stringente, ma che tenterт anzi, nel corso del presente lavoro, di confutare, cercando di rintracciare dati piii probanti e definitivi per una attribuzione pil verosimile e coerente ad un qualche significativo personaggio che concepi tale complesso edificio e la costituzione della «galleria» di opere in essi conservate. C' da chiedersi subito se la trasformazione del complesso sopra accennata significhi appunti un mutamento nelle fortune politico-economiche dei proprietari iniziali, o ancora la scompar- Cfr. LAFON-SAURON, L'art dcratif Rome, Roma, 1981, Introduction. Potrebbe trattarsi di un horms con culture di fiori quale Varrone raccomanda per k ville periferiche (VARR, r.r., 1, 6, 12 e 37). questa verrebbe da pensare, visti i tipici danneggiamenti «da scolari» di alcuni ritratti, ad esempio quelli sull'erma marmorea di Panyassis CDP n. 72; cfr. SGoBBo, Panyassis, 1971, p. 115 ss.; ancora sotto cap. II, 2, scheda 6. pp. 58-60. 7
sa della gens che il complesso aveva edificato, o infine un cambiamento i globale delle condizioni storico-sociali. Ma tornando alla statuaria, -- e lasciando questi interrogativi momentaneamente sospesi per riprenderli quando tenter di concludere le riflessioni maturate sui reperti, -- l'approccio nel senso indicato ha tre soli precedenti. Le prime indicazioni in tale senso, anche se piuttosto affrettate, sono rappresentate dalle pagine dedicate dal Lorenz alla galleria della «villa dei papiri» 9 . Il Lorenz ha senz'altro il merito di essersi posto il problema, er subito accantonato con l'affermazione che le «condizioni originarie non possono essere i ricostruite» . Egli, comunque, per primo, considera la collezione ercolanese come un complesso ricco ed organico, pervenuto quasi integro ed unico, in quanto per quelli conosciuti in altri centri del mondo antico possiamo procedere solo induttivamente nella ricostruzione attraverso i dati di scavo e le testimonianze letterarie. Suo merito и di aver messo l'accento sull'usanza, attestata per altro dalle fonti scritte, di ornare le biblioteche'con i ritratti di poeti e filosofi, ed inoltre di aver tentato di individuare l'esatta ubicazione delle sculture, nel grande peristillo, nel peristillo quadrato e negli altri ambieti, arrivando ad una datazione alla prima et augustea per quanto concerne la costituzione di questa «galleria» privata. Purtroppo il suo contributo si ferma qui, anche se ci possono essere di aiuto i possibili confronti con altre serie di gallerie di questo genere elencate e discusse nella sua opera, e con la fortuna che alcuni personaggi famosi del mondo politico ellenico e soprattutto ellenistico ebbero in ambito romano. Il secondo tentativo si deve a D. Pandermalis il quale, pur impegnato nella ricostruzione dei raggruppamenti, si limita a sfiorare il collegamento fra i diversi gruppi in rapporti alla figura del personaggio autore delle scelte ed in rapporto al contesto storico. Il Pandermalis, inoltre, nbn si troppo curato di verificare i vari ipotetici raggruppamenti con quanto descritto nei diari di scavo, per cui i risultati da lui raggiunti, per una parte, sono inaccettabili o per lo meno discutibili. E Notevole er la sua annotazione riguardante il sostrato ideologico dei raggruppamenti delle sculture, che si richiamerebbero palesemente all'epicureismo (nella sua accezione romana, si intende), e ci come dottrina fi- Cfr. L, Galerien, 1965, pp. 10-15. Cfr. PANDERMALIS, 1971, pp. 173-209; all'esistenza di un programma decorativo aveva accennato anche LIPPOLD, Kopien, 1927, p. 77. 8
losofica sostanzialmente speculativa, tale er da non precludere una partecipazione alla vita politica e sociale. Ci aivalorerebbe la presenza nella villa di ritratti di sovrani, guerrieri, poeti e letterati, accanto a quella dei filosofi. limiti principali del suo lavoro tuttavia vanno visti soprattutto nella tesi sostenuta aprioristicamente, secondo la quale tutti i raggruppamenti riscontrabili nella galleria risponderebbero ad un preciso tentativo di contrapposizione tra l'impegno pubblico e l'anelito ad una vita vissuta nel ritiro del proprietario della villa stesso, ad una antitesi di fondo, insomma, tra res privata e res pub/ica. Da ultimo, in senso cronologico, Gilles Sauron, si и occupato dei complesso scultoreo della villa, affermando, nel suo articolo che la sistemazione dell'intera «galleria» risponderebbe al desiderio di rendere l'idea dei «Campi Elisi» e la presenza in essi di letterati, filosofi e sovrani; ma ancora una volta questa ipotesi di lavoro si sviluppa avendo dato per scontata la «matrice» epicurea dei proprietario e sistematore della villa. Pur non potendo prescindere totalmente da questi lavori, credo che si debba affrontare la questione ripartendo di nuovo dagli unici dati sicuri che noi possediamo. Diventa pertanto necessario -- al fine di studiare sistematicamente l'intera collezione -- assumere come punto di partenza i documenti originari concernenti lo scavo borbonico ed i ritrovamenti effettuati durante questo stesso. CarloTWraeqbueersctih,efosengduaimvaendtiarelettalmaentpeiainltaavroerdi adtitascdaavlol'in 2gIengneesrsea sono indicate graficamente quasi tutte le ricerche fatte nella villa; er le annotazioni e gli aggiornamenti riportati in margine diventano alquanto lacunosi dopo il novembre 1754, ed ancor pil dopo il 1576 13· Per gli anni dello scavo 1750-1761 abbiamo i rapporti redatti dallo stesso Weber e dal soprintendente ai lavori Giuseppe Corcoles all'ingegnere Ricco Gioacchino Alcubierre , n nchй il rap- Cfr. S.m, Tempia Serena, 1980, pp. 277-301. Tale pianta, conservata fino ai primi decenni dell'ottocento nell'Accademia Ercolanese, dove la vide il De Jorio che la comment ampliamente (cfr. Da JoRio, Notizie, 1827, pp. 46-47); fini poi in mano a privati e venne riacquistata dal Ruggiero per l'Archivio della Direzione degli Scavi (cfr. CDP, p. 148; RuGGIER0, Storia degli scavi, 1885, pp. XIV, XVI, XLII). Ora й conservata nel Museo Nazionale di Napoli. Cfr. CDP, p. 226 con la nota 3. Sulla figura dell'Alcubierre cfr. MURGA, Alcubierre, 1962, p. 3 Ss.; MURGA, Alcubierre y la Vega, 1964, passim; STRAZZULLO, Documenti per l'Alcubierre, 1980, p. 263 ss. 9
porti che l'Alcubierre stessi, basandosi su queste note e sui dati
da lui personalmente raccolti durante le rare personali presenze
nella zona dello scavo, faceva al Ministri Tanucci. Di questi do-
cumenti ci sono conservati:
le relazioni originali dei Weber per l'anno 1750;
le relazioni originali del Weber ed alcune del Corcoles per
il 1751;
un volume con le minute delle relazioni dell'Alcubierre ed
alcune relazioni originali del Weber per gli anni 1753-1755;
le minute dell'Alcubierre, le relazioni originali dei Weber,
alcune del Corcoles per il 1756;
le relazioni originali del Weber e del Corcoles per il 1757;
le relazioni originali dell'Alcubierre e dei Weber, ed alcune
dei Corcoles per gli anni 1758-1759;
le relazioni del Weber (parecchie originali) per gli anni
1760-1761.
Ci sono pervenute anche parti delle relazioni che il responsa-
bile del Museo di Portici, Camillo Paderni, redigeva per lo stesso
Ministro; quelle pervenuteci sono relative agli anni 1758-1759.
Dei registri tenuti dai Weber restano il fascicolo che va dal 20-24
luglio 1750 fino al 4 marzo 1752, ed il volume comprendente le
scoperte effettuate dal 18 ottobre 1756 fino a tutto l'anno 1759.
Del registi-giornale del Paderni, -- chiamato a Portici versi la
fine del 1750, -- ci resta un volume ein le scoperte del 1756 al
1780. Del olme concernente gli anni precedenti possediamo so-
lo la parte fatta copiare dai Bayardi, comprendente il periodo
che va dal li ottobre 1752 al 24 agosto 1753.
Un testimonianza importantissima, con la documentazione
degli scavi borbonci, la relazione curata dall'Alcubierre nei pri-
mi mesi del 1757 per i ministri Tanucci, Salas E Fogliam. Tale
documenti non fu ritrivato dal De Petra che ne aveva notizia da
una lettera dello stessi Alcubierre a Tanucci, datata 4 aprile
1757, e che, erci , lo credette perduti >. Questa relazione, che
si presenta come una metodica rassegna cronologica dei lavori
eseguiti e dei ritrovamenti manoscritto della Sciet
archeologici, conservata in un Napoletana di Storia Patria 16>
volume stata
Cfr. CDP, p. 251. Segnatura XX 13 19 bis: «Noticias de las Alajas antiguas que se han descubierto en las Escavaciones de Resina, y otrus, en los diex y odio a,ios, que han corrido desde 22 de Octubre 1738, en que se empezaron, hasta 22 de Octubre de 1756, que se van continuando»; cfr. inoltre Fonti documentarie, 1979, p. 43 ss.. 10
pubblicata piuttosto recentemente da Carlo Gallavotti 17; la pubblicazione er si limita agli anni 1750-1752, e, pur offrendo numerosi dati soprattutto per il 1752, anno per il quale fin'ora si possedevano rarissime notizie, comunque, per quanto concerne i lavori iniziali dello scavo, pur sempre incompleta, e non resta che rammaricarsi della mancata promessa di pubblicazione del resto del manoscritto 18 questo lavoro, si sta dedicando in questi ultimi anni Carlo Franciosi; consapevole dell'importanza che esso 1,116 assumere per una iщ precisa comprensione dell'insieme delle scoperte, non mi resta che auspicarne la vicina pubblicazione j. Un ultimo documento costituito dalle annotazioni redatte da Francesco La Vega, che successe al Weber nella direzione de- gli scavi; annotazioni riguardanti gli anni daI 22 agosto 1750 ai 5 settembre 1761, e probabilmente scritte facendo lo spoglio dei rapporti dei Weber stesso 2 Per il resto, la vastissima letteratura esistente tenta di identi- ficare e definire i personaggi delle singole raffigurazioni riuscen- dovi senza dubbio per almeno un terzo dei reperti. certamente le identificazioni acquisite costituiscono il materiale di partenza per il presente lavoro che, dopo un breve accenno alle strutture architettoniche della villa, con sommarie indicazioni dei luoghi di rinvenimento dei reperti, ffrnter i vari raggruppamenti con i problemi di collocazione e di identificazione loro concernenti. Un'ultima annotazione di carattere tecnico: per una migliore comprensione delle opere di volta in volta citate, oltre alla deno- minazione comunemente loro assegnata, al numero di inventano ed al numero della guida RUESCH, niferir sempre il numero di catalogazione dato dal De Petra nella descrizione dei materiale pertinente alla «villa dei papiri», preceduto dall'abbreviazione CDP, assunta ad indicare l'opera. Inoltre ogni serie trattata tr er rispondenza in una pianta dell'ambiente di rinvenimento recante i luoghi di recupero e le probabili collocazioni originarie e, per quanto sara possibile, i legami e le rispondenze tra le varie opere. Cfr. GALLAVOTTI, 1940, pp. 271-306. Cfr. GALLAVOTTI, 1940, p. 306. Coigo l'occasione per ringraziare il dr. Franciosi per i molti scambi di opinione ed i molti suggerimenti che ha voluto fornirmi. Catalogo «», manoscritto dei Museo Nazionale di Napoli, proveniente dalle carte di De Jorio, precedentemente conservato nell'Archivio della Direzione degli Scavi, piuttosto ricco di notizie ed accurato, che potrebbe intitolarsi «Catalogo di sculture in marmo ed in bronzo trovate negli scavi di Ercolano, Civita, Gragnano, Pozzuoli, dal 19 agosto 1750 al 5 settembre 1762». 11
CAPITOLO I IL COMPLESSO ARCHITETTONICO Se sulle opere e sui papiri riportati alla luce dalla villa pseudourbana di Ercolano c' una ricca letteratura, non altrettanto si dire per quanto concerne la struttura architettonica della villa stessa Fondamentale ancora la pianta tracciata dal Weber, tail. 1,11,111, che, almeno, per quanto riguarda lo schema generale, da considerare precisa, nonostante alcune incongruenze che essa presenta 2 . Il complesso architettonico, localizzato a circa 25 metri di profondit, in una zona a nord-ovest dell'antica Ercolano, non lontano dalle mura, si estendeva per pifi di 250 metri, con l'asse longitudinale quasi parallelo alla costa; io scavo, iniziato alla fine di aprile del 1750 dal cosiddetto «belvedere», condusse alla domus vera e propria, scavata principalmente nel 1753 3 . La villa doveva aprirsi verso il mare con un porticato di 12 i) Praticamente, tranne qualche accenno di carattere generale per lo i su manuali (cfr. Grn, Gartenkunst, I, 1914, p. 87 ss.; SwoBoDA, Palgst, 1914, p. 14, fig. 6, p. 293 nota 66; c - Lam HARTLEBEN, Baugeschichtliche Untersuchungen, 1936, p. 196, p. 219 nota 4; PLuMER, Architecture, 1956, pp. 275-276, fig. 91; MANSUELLI, Ville, 1958, pp. 67-68, p. 113, fig. 1; CREMA, Architettura romana, 1959, p. 231; DRERUP, Rцmische villa, 1959. pp. 3-4; RAKOB, Grittentriklinium, 1964, p. 182 ss., fig. 9; DEISS, Herculaneum, 1966, pp. 45-57; D'ARMS, Bay of Naples, 1970, pp. 55-59. p. 173; BE-n-Dus - WARD PERKINs, Architecture, 1970, p. 161 note a p. 560; NEUERBURG, P. Getty Museum, 1974, pp. 175-176, figg. a pp. 176-177; Mc , Hauses, 1975, p. 111, fig. 42; GRos, Architecture et sociYtY, 1978, pp. 26-27; JASHEISKI, Gardens, 1979, p. 328 Ss.; DIEDI - ZANKER, La scultura, 1979, pp. 198-201; ZANKER, lilla, 1979, pp. 460-523) non ci restano che l'opera del De Petra -- anche in questo campo importante, pur se limitata e priva di sintesi --, ed un articolo del Mustilli, datato ormai a 06 di venticinque anni fa (cfr. MuSTILLI, La villa ercolanese, 1956, pp. 77-97), che ha tra l'altro il merito di prendere in esame la relazione curata dall'Alcubierre, edita in parte alcuni anni prima (cfr. GALLAVOTTI, 1940, pp. 285287). Incongruenze per altro gi notate dal Mustilli stesso: cosi le nove colonne su un lato del peristilio rettangolare e le dieci su quello opposto; 0 la doppia colonna con cui termina il muri, sempre del grande peristilio, rivolto verso il mare (cfr. MU5TILLI, La villa ercolanese, 1956, p. 79). Cfr. CDP, pp. 229-231. 13
colonne non scavato all'angolo sud 4; dove doveva incontrarsi
con il lato di un altro portico, limitante il quartiere rustico in cui furono rinvenuti parecchi dlia frammentari 5; a'estemit sud-
est di questa area si nato ad alimentare
dtrioavcaqvuaauln'arceaanasluedttdoeitntam6·uArantucrhaefopresre
destiil lato
liest da supporre un terzo braccio dei portico, nonostante la
pianta Weber segni un canaletto, ma proprio la colonna con cui
il canaletto termina e la doppia colonna terminale del muro dei
peristilio rivolto verso il mare possono essere giustificate solo se
concepite come elementi terminali del supposto terzo lato dei
porticato.
Dal portico si accedeva, attraverso le ampie fauces ,
all'atrium, nel cui centro si situava la vasca dell'imp/uvium. In-
torno a tale vasca, rivestita di marmo, vennero recuperate delle
statuette di bronzo dal numero in origine non precisabile 8 Cir-
condava l' impluvium un pavimento a mosaico piuttosto grossola-
no, di tessere bianche e nere, con la rappresentazione di una cin-
ta di mura turrite 9 . Lungo le pareti deli'atrium si trovavano del-
le nicchie; in quella centrale del lato nord-ovest ' 8 vennero rinve-
nuti due busti bronzei, uno acefalo, CDP n. 32 e l'altro il ri-
tlraaottpopdoesltaco13sipdrdoevtiteon«eTinovloemceeoil
Lathyro», CD? n. 2112; da quelsolo busto dei cosiddetto «Tolo-
meo Alessandro», CDP n. 22 14·
Sulla pianta Weber sono segnate infatti solo otto colonne. Cfr. CDP, p. 289, n. 148. Rapporto Alcubierre: «Il Enero 1756. Dos tinajas grandes de tierra. pero muy rtas: e rapport ) Weber: 07 Febrero 1756. Se descubre siempre mas zins tinajas de greda, que son vasos muy grandes»; cfr. CDP, p. 180. Cfr. CDP, p. 293. Cfr. CDP, p. 291. Una statuetta era anche al centro: per questa cfr. CDP p. 270, n. 44, tal. XVI, 8; cfr. sotto cap. V. 2, scheda L 13, p. 239. Intorno alla vasca dell'impluvium sono state rinvenute dieci statuette: cfr. CDP, pp. 270-271, nn. 44-50, nu. 53-56, tal. XVI, 1, 4, 5, 7, 9; sono state rinvenute anche due piccole basi circolari che non corrispondono a nessuna delle suddette, e secondo il notamento La Vega n. 60, b, anche una basetta rettangolare: cfr. CDP, p. 254 e p. 291. Cfr. ancora sotto cap. 1. 2. schede 1 15 , L 16, p. 241. Anche nella villa pompeiana di P. Fannio Sinistore, presso Boscoreale, con cui si voluta vedere una certa analogia nella disposizione del nucleo centrale della domus, il pavimento del penistilio minore decorato da una fascia a mosaico bianco e nero con mura di cinta menIate e turrite, cfr. BERNABET, La villa di Sinistore, 1901, p. 17, tal. 11, n. 15. Cfr. CDP, p. 292. Il) Cfr. CDP, p. 265, n. 32. Senza numero di inventano; cfr. sotto cap. 1,1, scheda I I, pp. 219-220. 12) Cfr. CDP, p. 264. n. 21. tal. IX, 4; cfr. sotto cap. 1, 1, scheda 1 2, pp. 220-222. Cfr. CDP, p. 292. Cfr. CDP, p. 264, n. 22, tav. IX, 3; cfr. sotto cap. 1, 1, scheda I 3, pp. 222-223. 14
n«osilleeAndonucteiobsritacaitdnuaee»tutCneaDbrPrioennn.ztre5ae2nzd1ai7;«seufadlluaanllpoaadrneaitcneczhdainealtdle'e»altlrC'aiuDnmgPoplnor. o5suv1de-nogveeods-it la vasca di piombo che sul bordo inferiore recava le teste bronzee di tigre dalle cui fauci sgorgava acqua per la fontana . Dalla parete presso l'angolo tra una delle sale che si apriva a sud-ovest dell'atrium vennero recuperate parti di un fregio in affre sci con natura morta. AFFRESCO MURALE: NATURA MORTA. Tav. IV Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «16 Junio 1754... una pintura medianamente conservada, que seri como cuatro palmis en cuadro, la cual demuestra en la parte superior cuatro anades cdoiolga1da9s, y en la inferior dos caprios, y tiene una lesion pir ei meanadeCsodlleocpaazli.o4ne1:/2pipanotra4W··e·b»e2r0, Explic. «XIII»: «Pintura de Data d rinvenimento: 16 giugno 1754. Riconoscimento proposto dal De Petra:frammento di affresco CDP n. 97 21 mv. n. 8759. Dimensioni: altezza r. 1,14 1,05. Descrizione: fondo giallo senape chiuso da una cornice verde: in alto quattro anatre vive e legate per le zampe, in bassi due cerbiatti vivi e legati; zoccolo verde. Bibliografia: BAVARD, Catalogo, 1775, n. DCCXIX p. 137; .., 1830, VI, 20; RUGGIERO, Storia degli scavi, 1885, p. 156; HELBIG, Wandgemalde, 1869, n. 1609, p. 401; REINACH, Peintures, 1922, p. 369, 4; ELlA, Pitture e mosaici, 1932, n. 346, p. 118;
Da questa zona provengono anche dei candelabri bronzei, cinque secondo i resoconti
di scavo; cfr. CD? p. 287, n. 114; uno soltanto conservato al Museo di Napoli, mi. n. 73089;
cfr. sotto cap. 1, 2, scheda L 17, pp. 242-244.
Cfr. CD?, pp. 270-271 n. 51, tav. IX, 6; cfr. sotto cap. 1, 2, scheda L 1, pp. 227-228. Cfr. CD?, p. 271, n. 51, tal. IX, 10; cfr. sotto cap. 1, 2, scheda L 2, pp. 228-229.
XVII,
5,
Cfr. CD?, p. 291; sulla pianta Weber V Explic. «XIII», cfr. mv. n. 69767; Rusc n. 892. Museo di Napoli ne sono
CD?, p. 289, n. 149, conservate dieci, mv.
tal. nn.
69762-69771; cfr. anche sotto cap. 1, 2, scheda L 3, pp. 229-231.
Cfr. CD?, p. 168.
Cfr. CDP, p. 224.
Cfr. COP, p. 282 n. 97.
15
BEVEl, Stilleben, 1938, p. 62 nota 6; ECKSTEIN, Stilleben, 1957, I, p. 46; SCHEFOLD, Wдnde Pompejis, 1957, p. 320, p. 329 (a p. 320 errato il rimando a REINACH); DE FRANCISCIS, Museo Nazionale, 1963, tav. Lxxxv; CROISILLE, Natures mortes, 1965, p. 48 n. 78, fig. 155 A; ALLROGGEN-BEDEL, Malerei -Fragment, 1976, pp. 87-88 nota 15, fig. 2.
2 AFFRESC0: NATURA MORTA.
Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «23 Junio 1754 pintura de 2 pal. por 1 palmo y 9 onz... que representa anades ··» 22
ra)
Collocazione: de 24 onz. por
pianta Weber, 21 ·» 23
y
Explic.
«XIII»:
«...otra
(pintu-
Data di rinvenimento: 23 giugno 1754.
CDPRnic. o9n9os24cimento proposto dal De Petra:frammento di affresco
Dimensioni: cm 41 34 ·
Descrizione: anatra appesa ed uccello sospeso per il becco ad un anello; fondo rosso.
Bibliografia: ALLROGGEN-BEDEL, Malerei -Fragment, 1976, p. 88 nota 19.
3 AFFRESCO: NATURA MORTA.
Rapporti dell'epoca: rapporti Alcubierre: «23 Junio 1754 ... pintura de 2 rel. en cuadro, que representa anades ·» 2S Collocazione: pianta Weber, y Explic. «XIII»: «...Otra de pal. 2 en cuadro» 26· Data di rinvenimento: 23 giugno 1754. Riconoscimento proposto dal De Petra:frammento di affresco CDP n. 99 b 27
Cfr. (DP, p. 168. Cfr. CDP, p. 224. Cfr. CDP, p. 282, n. 99. Cfr. CDP, p. 168. Cfr. CDP, p. 224. Cfr. CDP, p. 282, n. 99 b. 16
Dimensioni: cm 44 44 Descrizione: un'anatra e un uccello appesi; fondo rosso. Bibliografia: BAVARD, Catalogo, 1755, n. DCCXVII p. 137; ALLR0GGEN-BEDEL, Malerei -Fragment, 1976, p. 88 nota 18. Dalla parete nord-ovest dello stesso atrio provengono ancora alcuni frammenti di affreschi. 4 AFFRFSCO: MEANDRO. Tav. V. Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «10 Marzo 1754 ... un friso de pintura de 4 pal. y un palmo alto, poco distante del lu- gar De la Fuente 28· Collocazione: pianta Weber, V Explic. «XI»: «...pintura de li- neas laberinticas de 4 pal. por 1 ...» 29 Data di rinvenimento: 10 marzo 1754. Riconoscimento proposto dal De Petra:frammento di affresco CDP n. 107 30 mv. n. 8548. Dimensioni: cm 20 102. Descrizione: meandro in prospettiva giallo su fondo verde e rosso; su una fascia piii bassa fregio floreale su fondo rosso. Bibliografia: BAVARD, Catalogo, 1755, n. DCCXVIII p. 137; Pitt. Erc., 1757, III, p. 37, testata p. 183; MUSTILLI, La villa ercolafese, 1956, p. 88 nota 1; SCHEFOLD, Wande Pompejis, 1957, p. 326; ALLROGGEN-BEDEL, Malerei -Fragment, 1976, p. 87 nota 10. 5 AFFRESCO: MEANDRO. Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «17 Marzo 1754 ... un pedazo de pintura de otro friso en un muro, 2 palmis y 1/2 largo y 1 palmo alto ...» Collocazione: pianta Weber, V Explic. «XI»: «...Otra tal (simile nella decorazione al frammento precedente 32) de 27 onz. por 12» Cfr. CDP, p. 166. Cfr. CDP, p. 224. Cfr. CDP, p. 283, n. 107. Cfr. CDP, p. 166. Cfr. .a la scheda 4. Cfr. CDP, p. 224. 17
Data di rinvenimento: 17 marzo 1754. Riconoscimento proposto dal De Petra:frammento di affreSCI CDP n. 107 b 34 . Scomparso.
Dallo stesso atrio provengono probabilmente altri due frammenti di affresco.
AFFREsc0: si ARcHArErroNIco.
Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «15 Diciembre 1754 .. .pintura que representa un hombre, un arbol y un caprio de 2 pa. en cuadro ...» Collocazione: manca qualsiasi annotazione sulla pianta Weber. Data di rinvenimento: 15 dicembre 1754. sco CRDicPonno.sc9i4me36nto proposto dal De Petra:frammento di affre- Dimensioni: cm 49,5 49,5. Descrizione: su fondo rosso, un edificio a torre, accanto a questo un secondo edificio con la tettoia spiovente, alberi, un uomo con una capra; sotto: fregio floreale su fondo verde. Bibliografia: ALLROGGEN-BEDEL, Malerei-Fragment, p. 86 nota 5.
7 AFFRESCO: PAESAGGIO ARCHITETTONICO. Tav. VI
Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «15 Diciembre 1754 ... pintura que representa architectura de 3 pa. y 8 onz. por 3 pa.... »
Collocazione: nessuna annotazione sulla pianta Weber.
Data di rinvenimento: 15 dicembre 1754.
sco
CRDicPonno.s1ci0m6en38toCpornospidoestroatdoadDaleDPeetPreat:rfarasmcommenptaorsdoi
affrestato
Cfr. CDP, p. 283, n. 107 b. Cfr. CDP, p. 173. Cfr. CDP, p. 281, n. 94. Cfr. CDP, p. 173. Cfr. CDP, p. 283, n. 106. 18
riconosciuto invece dalla Ailroggen-Bedel nel frammento conservato al Museo Nazionale di Napoli, mv. n. 9423 ,,. Dimensioni: cm 65 84. Descrizione: sacello, tempietto e recinto di un albero sacro; fondo giallo. Bibliografia: HERRMANN-BRUCKMANN, Malerei des Altertums, 1906, tal. 175, 2; ELlA, Pitture e mosaici, 1932, n. 261 p. 102, fig. 35; SCHEFOLD, Wande Pompejis, 1957, p. 346; BORDA, Pittura, 1958, p. 261; PETERS, Landscape, 1963, p. 202 ss., fig. 9; RAGGHIAiTI, Pittori, 1963, tal. 66; ALETTI, Impressionismo, 1968, p. 41, fig. 25; TEOLATO MAJuRI, Museo Nazionale, 1971, fig. 89; ALLR000EN-BEDEL, Malerei -Fragment, 1976, pp. 85-88, fig. 1. Nell'atrium si aprivano, al posto dei comuni cubicula, due aalmaeopsiauicttoos4t0o ampie da cui si passava in varie stanze pavimentate Di fronte all'atrium si trovava un peristilio quadrato lungo 100 piedi Romani (r. 29,624), con dieci colonne su ciascun lato, e, al centri di questo, una vasca stretta e lunga . Un recente articolo dello Sgobbo ipotizza la posizione originaria delle cosiddette «danzatrici» sulle espansioni circolari di questo euripus 42· Accanto ad ognuna delle colonne angolari erano sculture di bronzo; agli angoli dei lati nord e ovest, due erre, quella del Doriforo CDP n. e dell'amazzone CDP n. 7 43 , e, in quelli meridionale ed orientale, due busti ritratto CDP nn. 8 e 9 '. Davanti ad ognuno di questi era posta una fontanina dalla vasca quadrata su cui si ergeva un sostegno per un vaso dalla sagoma esterna ancora quadrata e dall'interno a forma di valva di conchiglia. Sul lato rivolto all'atrio, all'esterno del colonnato del peristilii, agli angoli ovest e sud, si rinvennero due puteali marmorei, la Cfr. ALLR000EN-BEDEL, Malerei-Fragment, 1976, pp. 85-88, fig. 1. sinistra erano situate due stanze intercomunicanti, a destra l'ampia sala, forse fenestrata. L'area intorno alla vasca fu scavata nel 1759; cfr. CDP, p. 211; rapporto del Weber del 16 novembre 1759. Cfr. SOOBISO, Le danzatrici, 1971, pp. 51-74; e sotto cap. IV, 2, pp. 213-215. Cfr. CDP, p. 292; p, 261, n. 6. tal. 1111,3; p. 261, n. 7, tal. 1111,1; cfr. ancora sotto cap. 1V, I. schede G . G 2. pp. 171-175. Cfr. CDP, p. 292; p. 262, n. 8, lai. 1111,4; p. 262, n. 9, tal. 1111,2. ed ancora sotto cap. 11, 1, schede G 3, G 4. pp. 175-178. 19
cui decorazione a rilievo costituita da schematici bucrani le cui bende si intrecciano a rami di edera 45; ed accanto alle due colonne centrali due busti bronzei: CDP nn. 10, 23 46 forse pendants degli altri due busti situati ai lati della parte sud -ovest dell'euripus Nella zona a nord-est del peristilio quadrato si estendevano alcuni ambienti: un'ampia sala rettangolare pavimentata con lastre marmoree di vario tipo, disposte a formare motivi geometrici 48, e comunicante con questa verso nord ' ancora un oecus rettangolare con un basso muro semicircolare di destinazione incerta ",mentre, oltre la prima stanza, era una sala absidata, forse un lararium, dove si rinvenne una base con i piedi di una statua, ora scomparsa . Nella parte sud-est, quella fornita di minori annotazioni sulla pianta, si situava ancora un complesso di stanze; in una di dimensioni piuttosto modeste fu identificata la stanza adibita a libreria, posta a destra dell'atrium, interna rispetto al peristilio quadrato; tale ambiente pavimentato a mosaico, si affacciava tuttavia sull'ambulacro di un altro cortile, manomesso a quanto sembra con costruzioni di epoca posteriore. Da questa sala proviene la maggior parte dei papiri rinvenuti 52 Un altro di questi ambienti venne riconosciuto come l'impianto del bagno; presenta una pavimentazione analoga a quella della sala rettangolare della zona nord-ovest ». Anche da questo ambiente provengono altri frammenti di affreschi murali. Cfr. CDP, p. 290, nfl. 157 e 159. Uno di questi puteali й conservato al Museo Nazionale di Napoli, mv. n. 6676; RUESCH, n. 535; cfr. Sotto cap. IV, 1, schede G 9-10, pp. 191-192. Cfr. CDP, p. 292; p. 262, n. IO, tav. IX,!; p. 264, n. 23, tav. IX,2; cfr. ancora sotto cap. IV, 1, schede (3 6. G 5. pp. 178-184. Di questi se ne rec er solo uno con il pilastro su cui poggiava; cfr. CDP. pp. 266267, n. 30, tal. li; p. 286, n. 109; cfr. ancora sotto cap. IV, 1, scheda G 7, pp. 184-190. Dell'altro stato rinvenuto solo il pilastrino di sostegno; cfr. CDP, p. 290, n. 160, ed ancora sotto cap. IV, 1, scheda G 8, pp. 190-191. ci , giа secondo il De Petra, sarebbe ulteriore dimostrazione dello spostamento di alcune opere ancor prima dell'eruzione del 79 d.C.; cfr. CDP. p. 292. Sulla pianta Weber, V. Explic. «3»: «Parece tiemplo y capilla»; cfr. CDP, p. 223. La descrizione del pavimento in BAyAani, Catalogo, 1755, pp. 445-447; cfr. CDP, p. 293, nota 1. Cesura fra le due stanze sono quattro colonnine addossate a pilastri, cfr. CDP, p. 293. Pianta Weber, Explic. «5»: «Murille de 1 pal. de alto»; cfr. CDP, p. 223. Sulla pianta Weber, y Explic. «4»: «... pedalla de fabrica sin estatua», cfr. CDP, 223. Per la base cfr. anche CDP, p. 278, n. 89 e rapporto Alcubierre del 15 febbraio 1753: ««. un pedestral de marmol. i en ei un i de una estatua. y parte dei otri. io cual estaba sobre un pilar dc fabrica», cfr. CDP, p. 157. Pianta Weber, Explic, «V», cfr. CDP, p. 293. Per il mosaico cir. BAVARD, Catalogo, 1755, pp. 445-446; cfr. CDP, p. 293, nota 2; GAI.LAvoArI, La libreria, 1941, pp. 130-134. Pianta Weber, Explic. «1»: «Stufa», cfr. CDP, p. 223 e p. 293. 20
8 FF sc: PANTERA CON CORNUCOPIA. Tav. V,B Rapporti dell'epoca: rapporto Alcubierre: «17 Febrero 1754 ... pintura de un palmo y 1/2 palmo alta, que demuestra un tigre ». ... Collocazione: pianta Weber, Explic. «I»: «...un tigre de 12 por onz....»". Data di rinvenimento: 17 febbraio 1754. Riconoscimento proposto dal De Petra: frammento di affre- sco CDP n. 103 56 n n. 8779. Dimensioni: cm 11 21,5. Descrizione: pantera procedente verso sinistra, la testa volta indietro, una cornucopia tra le zampe anteriori, serpente intorno alla vita; ai lati due alberi sfrondati; fondo rosso. Bibliografia: BAVARD, Catalogo, 1755, n. DCCXVI p. 137. 9 AFFRESCO: si ARCHITETTONICO. Rapporti dell'epoca: rapporto Aicubierre: «17 Febrero 1754 .. .pequefia pintura que demuestra pais ...» Collocazione: pianta Weber, V Explic. «I»: «...Pais de 16 por 10 ...» . Data d rinvenimento: 17 febbraio 1754. Riconoscimento proposto dal De Petra: frammento di affresco CDP n. 95". mv. n. 9439. Dimensioni: cm 22 28. Descrizioni: paesaggio architettonico vicino al mare. Bibliografia: BAVARD, Catalogo, 1755, n. DCCXIII p. 136; Pitt. Erc., 1773, I, p. 49, 157, 183 (secondo della testata); MuSTILLI, La villa ercolanese, 1956, p. 88 nota 2; SCHEFOLD, Wande Pompejis, 1957, p. 346. Cfr. CDP, p. 165. Cfr. CDP, p. 223. Cfr. CDP, p. 283, n. 103. Cfr. CDP, p. 165. Cfr. CDP, p. 223. Cfr. CDP, p. 281. n. 95. 21

MR Wojcik

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